Cavalieri della Brianza

I sogni selvaggi m’han agitato

Forse per troppo di quel vino

Che nella briantea città ho comprato

Da un venditor birichino


Sognavo dei valorosi cavalieri di qui

Che bazzicavan codeste contrade

Rendevano la vita avventurosa per chi

Si muoveva per le strade


In primis apparse Egidio

Che portava a Velate

Esperto d’amor e di omicidio

Delle suore ammazzate


Le portava da Monza dal monastero
Dove avevano ficcato il naso

In groppa al cavallo peso leggero

Egidio non ammazzava per caso


Una suora, poi due o tre

fossero le sue amanti

Altre avean saputo e

Si erano fatte avanti



Povero Egidio dovette farle tacere

Per lui non era difficile

Era di mestiere

Faceva di profession costui l’omicida e forse il banchiere


Si muoveva di notte e senza impicci

Ancor’oggi dopo le sei non c’è vigilante

Il cavaliere è libero e lo è anche il brigante

I custodi di giorno poi restan negli uffici


Dal pozzo in cui buttava le donne morte

In collina a Velate anche oggi si beve

L’acqua di Velate, sento dire, è forte

“Praticamente senza retrogusto” dice chi la riceve


Sognavo di suore e del cavaliere vermiglio

Quando alla porta suonava

Con un salto mi alzai dal mio amato giaciglio

Da fuori qualcuno chiamava


“Sei tu Egidio?” chiesi, “od il valoroso Orlando?”

“No” fu la risposta “son il tuo amico curdo.

La pizza vado portando

Con il tricolor, potrebbe parerti assurdo.”


“Quelle di oggi son bone

Pizza fenomenale

Puoi anche mangiare il cartone

Il gusto è uguale!”


Così ci sedemmo lo invitai

E di Usmate parlavamo

Poi anche Velate nominai

E tutta la notte ridevamo


(immagine Wikimedia)

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