Il parco della villa

"Giovin vuoi tu marcir

Nel tanfo della città di Usmate

Prima o poi qui dovrai morir

a furia di zanzarate


Di là ti attende il castellett

Dei fu Scaccabarozzi

Nobili perché durante la peste

Portavan i morti nei fossi

Nell’edificio non puoi entrar

È abitazione privata

E anche del Comune ti farà ridacchiar

qualche modesta camerata


Dietro vedrai una orangerie

Almeno quel che ne rimane

Le colonne stan’ancora in piedi

Testimoni di idee lontane





Dalla terrazza potresti mirar

Uno splendido panorama

Se anche oggi ci fosse chi

Le fronde ogni tanto dirama


Duecento anni fa aprivano qui

A sorpresa delle belle vedute

Al giorno d’oggi non c’è più uno che

Avesse l’arte capito


Il ponticello nel parco seguir

Sarebbe una gioia immane

Se solo potessimo delle acque sentir

Nel vecchio canale


In fondo al parco cresce ancor

Un boschetto di bambu

Curar cineserie con tanto amor

Fu, secoli adree, veritabla virtù


Se tanto ti spaventa l’idea che decadenza

Le nostre terre devasti e ignoranza

Potresti recarti al parco di Velate

Non vedrai nulla perché son vietate le entrate


A causa del diluvio di un mese prima

Il parco chiuso è tranne per

Da chi siamo governati?

L’Associazione dei Pensionati”


Così mi parlò una donna pantofolata

Di prima mattina sul bancone del bar intenta

A raccogliere i biglietti della vincitrice grattata

Uscì e verso le colline seguì il marciapiede


Foto Wikimedia

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